Punto di rottura

 

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Da qualche parte, in qualche articolo/guida/vademecum del blogger che “monetizza” , ho letto che si dovrebbe scrivere o quantomeno “postare” (termine che da solo varrebbe una scomunica) i propri articoli sul blog negli orari statisticamente migliori, in cui c’è maggiore traffico, utenza e bla bla bla.

Detto ciò siccome io non scrivo il mio blog per guadagnare dei soldi ma potrei guadagnare se ci fossero in giro abbastanza  svitati/e da apprezzare quello che scrivo e gli svitati non hanno orari predefiniti, a conti fatti, me ne sbatto e scrivo e posto quando ne sento la necessità, quando ho un rospo in gola e da qualche parte lo devo sputare, spostatevi che arriva.

Ho sempre avuto la convinzione o quantomeno da quando sono mamma che passare il più tempo possibile col proprio figlio, specialmente se non si ha un lavoro fisso, sia la cosa migliore e così ho fatto, da due anni a questa parte.

Ho evitato di farmi troppe domande sul rapporto quantità/qualità e ho cercato di riempire la quantità di qualità, ho consumato ogni fibra dei miei muscoli  e neurone del mio cervello per essere attiva con lui sia fisicamente che mentalmente.

Ho smesso tutto il resto.

Quando sognavo di fare la “scrittrice” di professione, fantasticavo sui libri di Stephen King, quelli in cui gli scrittori sono sempre sfuggenti, solitari e hanno una casa sul lago o in riva al mare o un rifugio nascosto nel bosco in cui ritirarsi in compagnia soltanto dei propri personaggi e di tanto caffè, qualche volta anche di una scorta di buste di zuppa liofilizzata.

Io che non sono ancora una “scrittrice di professione” e la parola “solitudine” ora come ora dovrei cercarla sul vocabolario, non ho una casa sul lago, una palafitta sulla spiaggia e nemmeno una scrivania, scrivo dove capita, quando capita, se capita.

Pensavo che mi bastasse, che bastasse, mi sbagliavo.

Mi sono resa improvvisamente conto che non passare ogni minuto del mio tempo con mio figlio, non significa essere una cattiva madre, che anche le madri che non hanno un lavoro fisso possono avere bisogno di tempo per loro se stesse o per gestire altri impegni.

Non mi sono mai permessa di dire apertamente ad altre madri quello che pensavo sulle loro scelte, totalmente diverse dalle mie, non lo trovavo e non lo trovo giusto, ma dentro di me facevo le mie considerazioni.

Eppure ogni mamma è diversa, ogni figlio è diverso, e anche quelle coppie di madri e figli non le stesse man mano che il tempo cambia e le esigenze cambiano.

La verità è che per quanto si lavori o no, per quando ci si sforzi di dare il massimo anche in poco tempo, per quante domande ci facciamo o libri leggiamo, loro, i nostri figli non ne avrebbero mai abbastanza.

Mai abbastanza del gioco, delle gite, mai abbastanza sonno per dormire all’ora giusta o abbastanza pazienza per ascoltarci quando spieghiamo loro perché una cosa non la possono fare.

Qualche volta sembrano nati per consumarci, per sfidarci, per metterci alla prova, per cercare involontariamente il nostro “punto di rottura”.

Fanno i capricci, se li vedi solo la sera perché li vedi solo la sera, se stai tutto il giorno con loro perché stai tutto il giorno con loro e magari cominciano a dare tutto per scontato e dopo 18 ore trascorse occupandoti solo di loro ti preferiscono i venti minuti passati con la nonna o col padre.

Ho capito che i terrible two arrivano lo stesso, sia che tu costruisca un circo nella loro cameretta ( io ci sono andata vicina) sia che tu li vada a prendere al nido alle 16 il pomeriggio.

Crescono, cambiano, imparano, si arrabbiano, dormono o no, mangiano o no e la verità è che non dipende tutto da te e pensare che sia così ti  farà star male, quando hai una cosa sola da pensare succede che alla fine ogni aspetto di essa si ingigantisce e non sai più essere obiettiva e non sai più lasciar correre e finisci per sentirti in colpa per tutto.

Così alla fine, a quanto pare, anche io entrerò nel mondo delle mamme che ogni tanto non stanno col loro bambino, riprenderò in mano un pezzettino del mio tempo, proverò a trasformarlo in valore e a costruire uno spazio che sia per me e per i miei sogni perché di certo lui lo farà, un giorno e anche se io sarò sempre la sua mamma, non potrò essere più soltanto questo e bisogna sapere quanto vale la libertà, per saperla concedere.

 

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