Archivio mensile:febbraio 2017

La gente dice che “c’è tempo”.

 

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Avete presente quando volete fare qualcosa o volete farla provare a vostro figlio e qualcuno dice “Eh va beh ma aspetta tanto c’è tempo“.

Ecco io questo concetto del  “c’è tempo” non l’ho mai capito, forse mi sfugge qualcosa o forse sono io che sono gnucca e non ci arrivo. Magari queste persone hanno fatto un patto con quel signore lassù con la barba bianca o con quello con la tunica arancione o con quello davanti a cui ci si inchina più volte sopra un tappeto o qualsiasi altra impersonificazione del divino li renda più appagati.

Io questo patto non ce l’ho. Forse loro hanno bevuto l’elisir della vita eterna come in quel film con Susan Sarandon e Meryl Streep “La morte ti fa bella” o hanno un quadro magico nascosto sotto il letto come Dorian Grey, io nemmeno quello, niente di niente.

Sarà per questo che non ho grandi certezze sulla quantità di tempo a nostra disposizione e sono piuttosto una fan del “carpe diem” , sono una che mangia l’uovo oggi e chissenefrega della gallina domani, intanto mi faccio l’omelette col parmigiano.

Quando parlo dei viaggi che vorrei fare e dei posti dove voglio andare col mio bambino mi sento dire “ma cosa ce lo porti a fare che poi non si ricorda, tanto c’è tempo” oppure quando ho deciso di comprare la bici col sellino e portarlo dietro con me “eh ma potevi aspettare ha solo due anni, tanto c’è tempo“.  A parte l’orticaria che mi fanno venire e la padellina di cazzi propri che vorrei consigliargli di mangiarsi per cena, continuo a chiedermi da dove gli proviene tutta questa certezza che sia meglio aspettare.

Forse mio figlio non ricorderà i nomi dei posti dove andremo o il nome della compagnia aerea con la quale voleremo ma il senso e il sapore del viaggio non hanno età, la possibilità di sentire nuovi odori, posare gli occhi su  orizzonti stranieri,scoprire colori e sapori differenti, imparare ad adattarsi, aprire la sua mente, ascoltare suoni diversi, conoscere nuove abitudini, tutto questo è un dono che non è mai troppo presto per ricevere.

E portarlo in bici con me è un modo per trasmettergli una mia passione, che spero condivida con me in futuro, ma io ci sono oggi ed è oggi che voglio farlo.

Insomma io la vita la voglio vivere non la voglio conservare, non mi fido di questo tempo che dovrebbe esserci ma di cui non sappiamo nulla e poi come dice il buon vecchio Vasco..

Oggi siamo vivi, domani chi lo sa, te le prendi te la responsabilità?”.

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Cosa si dice sotto l’albero di Alice..

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Ho recentemente scoperto  l’esistenza di una ludoteca dedicata ai bambini da 0-3 anni che si chiama “L’albero di Alice” e in men che non si dica mi ci sono catapultata con il mio piccolo coniglio bianco, alla scoperta di nuove avventure e inimmaginabili scoperte e devo dire che qualcuna l’ho fatta.

·    Punto numero 1: Ho scoperto che chiamando mio figlio Ruben non sono stata poi così originale, nell’arco di un’ora abbiamo conosciuto Blu, Sole, Anais e Mela ( si avete capito bene, forse alla madre erano venute le voglie durante la gravidanza). Ovvia nella prossima vita quando sforno il prossimo cercherò di essere più creativa.

·    Punto numero 2: Credevo di essere una mamma attenta alla dieta del proprio pargolo, alla moda con gli ultimi piatti di tendenza raccomandati dai pediatri più in voga, invece mi illudevo, sono sotto la media locale. Mi è bastato ascoltare questa amena conversazione per capire quanto sono in basso nella catena alimentare.

Le protagoniste sono due X – mamme , io le chiamo così perché fanno parte della categoria “mamme mutanti“, si perché due che riescono a venire in ludoteca vestite come se fosse il ballo delle debuttanti, truccate come se fossero appena passate da Mariannoud nel giorno della prova trucco e parrucco gratis e sono capaci di parlare muovendo a tempo mani, braccia, piedino saltellante  e ciglia sfarfallanti come le nuotatrici di danza ritmica ma senza l’acqua,  non possono essere normali esseri umani, sicuramente non della mia specie ( quella dell’esco di corsa e sicuramente ho dimenticato qualcosa speriamo solo che non sia importante).

Segue conversazione:

” provo ad imitare il forte accento fiorentino senza grandi aspettative”

Mamma di Blu: Ovvia e un si sa che farle da mangiare a codesta mimmina..

Mamma di Sole: Occome mai?

Mamma di Blu: No è che il mi pediatra disce che la deve mangiare l’ova, il pesce, la carne, tutti i giorni..

” Io inorridisco in silenzio nella panchina del giardino esterno, dietro di loro”

Mamma di Sole: E un s’affronta, tutti pediatri dican la loro ma a me  un mi pare mica sano, eppoi la carne di oggi unnè mica la carne d’una volta..

Mamma di Blu: Si ma bada che la carne io la vò a comprare dal quel macellaio a  Peretola che mi balocca sempre tutto bellino e poi ogni volta per du cosine alla mimma e son cinquanteuro…

“Io che mi chiedo cosa possa comprare per spendere 50 euro solo per una bambina di 3 anni, magari qualche tipo di carne di mammut scongelato direttamente dai ghiacci dell’antartide..”

Mamma di Sole: E ma ti ripeto la carne le fa male tutti i giorni e vedrai ci son tanti alimenti ricchi di ferro al posto della carne..

“Io che visualizzo spinaci, fagioli, fave, ceci…”

Mamma di Sole: Scusa ma fagli le ostriche no?!

Mamma di Blu: E vedrai, gliele ho bellé fatte ieri!”

“Io sotto la panchina del giardino dietro di loro, morta”.

 

 

 

 

Punto di rottura

 

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Da qualche parte, in qualche articolo/guida/vademecum del blogger che “monetizza” , ho letto che si dovrebbe scrivere o quantomeno “postare” (termine che da solo varrebbe una scomunica) i propri articoli sul blog negli orari statisticamente migliori, in cui c’è maggiore traffico, utenza e bla bla bla.

Detto ciò siccome io non scrivo il mio blog per guadagnare dei soldi ma potrei guadagnare se ci fossero in giro abbastanza  svitati/e da apprezzare quello che scrivo e gli svitati non hanno orari predefiniti, a conti fatti, me ne sbatto e scrivo e posto quando ne sento la necessità, quando ho un rospo in gola e da qualche parte lo devo sputare, spostatevi che arriva.

Ho sempre avuto la convinzione o quantomeno da quando sono mamma che passare il più tempo possibile col proprio figlio, specialmente se non si ha un lavoro fisso, sia la cosa migliore e così ho fatto, da due anni a questa parte.

Ho evitato di farmi troppe domande sul rapporto quantità/qualità e ho cercato di riempire la quantità di qualità, ho consumato ogni fibra dei miei muscoli  e neurone del mio cervello per essere attiva con lui sia fisicamente che mentalmente.

Ho smesso tutto il resto.

Quando sognavo di fare la “scrittrice” di professione, fantasticavo sui libri di Stephen King, quelli in cui gli scrittori sono sempre sfuggenti, solitari e hanno una casa sul lago o in riva al mare o un rifugio nascosto nel bosco in cui ritirarsi in compagnia soltanto dei propri personaggi e di tanto caffè, qualche volta anche di una scorta di buste di zuppa liofilizzata.

Io che non sono ancora una “scrittrice di professione” e la parola “solitudine” ora come ora dovrei cercarla sul vocabolario, non ho una casa sul lago, una palafitta sulla spiaggia e nemmeno una scrivania, scrivo dove capita, quando capita, se capita.

Pensavo che mi bastasse, che bastasse, mi sbagliavo.

Mi sono resa improvvisamente conto che non passare ogni minuto del mio tempo con mio figlio, non significa essere una cattiva madre, che anche le madri che non hanno un lavoro fisso possono avere bisogno di tempo per loro se stesse o per gestire altri impegni.

Non mi sono mai permessa di dire apertamente ad altre madri quello che pensavo sulle loro scelte, totalmente diverse dalle mie, non lo trovavo e non lo trovo giusto, ma dentro di me facevo le mie considerazioni.

Eppure ogni mamma è diversa, ogni figlio è diverso, e anche quelle coppie di madri e figli non le stesse man mano che il tempo cambia e le esigenze cambiano.

La verità è che per quanto si lavori o no, per quando ci si sforzi di dare il massimo anche in poco tempo, per quante domande ci facciamo o libri leggiamo, loro, i nostri figli non ne avrebbero mai abbastanza.

Mai abbastanza del gioco, delle gite, mai abbastanza sonno per dormire all’ora giusta o abbastanza pazienza per ascoltarci quando spieghiamo loro perché una cosa non la possono fare.

Qualche volta sembrano nati per consumarci, per sfidarci, per metterci alla prova, per cercare involontariamente il nostro “punto di rottura”.

Fanno i capricci, se li vedi solo la sera perché li vedi solo la sera, se stai tutto il giorno con loro perché stai tutto il giorno con loro e magari cominciano a dare tutto per scontato e dopo 18 ore trascorse occupandoti solo di loro ti preferiscono i venti minuti passati con la nonna o col padre.

Ho capito che i terrible two arrivano lo stesso, sia che tu costruisca un circo nella loro cameretta ( io ci sono andata vicina) sia che tu li vada a prendere al nido alle 16 il pomeriggio.

Crescono, cambiano, imparano, si arrabbiano, dormono o no, mangiano o no e la verità è che non dipende tutto da te e pensare che sia così ti  farà star male, quando hai una cosa sola da pensare succede che alla fine ogni aspetto di essa si ingigantisce e non sai più essere obiettiva e non sai più lasciar correre e finisci per sentirti in colpa per tutto.

Così alla fine, a quanto pare, anche io entrerò nel mondo delle mamme che ogni tanto non stanno col loro bambino, riprenderò in mano un pezzettino del mio tempo, proverò a trasformarlo in valore e a costruire uno spazio che sia per me e per i miei sogni perché di certo lui lo farà, un giorno e anche se io sarò sempre la sua mamma, non potrò essere più soltanto questo e bisogna sapere quanto vale la libertà, per saperla concedere.