E poi all’improvviso, ho perso la mia rabbia.

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Ad un certo un punto della storia Alice dice: Ho perso la mia moltezza, vero?

Io invece ho perso la mia rabbia. Non so bene quando sia successo, è stato all’improvviso un po’ come succede coi neonati quando da un momento all’altro ci vedono e so che chi ha bambini mi capirà.

Per un po’ di tempo il mondo gli appare come le foto con l’effetto t-shift di Instagram, sfocato. Poi un bel giorno passano alla versione #nofilter e arriva l’attimo in cui “vedono“, ti volti e lui/lei/loro ti stanno “guardando” con quell’espressione che dice: “Ah sei tu, eccoti qui” e da quel momento sai che qualsiasi cazzata farai, loro sapranno che sarai stato proprio tu a farla. Ed è così che accade, non ci sono avvisi o campanelli d’allarme, semplicemente accade. Stessa cosa per la mia capacità di arrabbiarmi, fino a pochi giorni fa ero capace di imbufalirmi ( e immaginate il bufalo quando sta caricare e fuma dal naso) per le cose più idiote o comuni nella vita di ogni giorno, capace di rimuginare per ore su qualcosa che era andato storto, di portarmi la rabbia in tasca come un sasso anche quando non  ricordavo più dove lo avessi raccolto quel sasso.

La vita spesso fa incazzare e io mi incazzavo, facilmente, semplicemente, stupidamente.

Poi, qualche sera fa è successa una cosa, una di quelle che a confronto il generale Massimo ne “Il Gladiatore” che urla ai suoi ” Scatenate l’Inferno” , mi faceva una pippa.

La tavola pronta apparecchiata per la cena, il figliolo lavato, imbavagliato e pronto nel suo seggiolone, il suo piattino amorevolmente composto con le verdurine al vapore, la carne grigliata e i ceci, tutto suddiviso nel piatto come un quadro dell’Arcimboldo , mi giro per prendere la sua forchettina, sento un colpo secco, il piattino da galleria d’arte vola in terra, sul pavimento lavato che profuma ancora di limone, cibo sparso ovunque, il gatto che scappa verso la porta finestra già consapevole che non gli basteranno le sue sette vite.

Ecco per una cosa del genere sarei esplosa come una bomba atomica, avrei ribaltato il palazzo dalle fondamenta e sicuramente appeso il gatto all’albero di Natale dopo averlo legato con le lucine a forma di pigna.

E invece, nulla.

La rabbia non è arrivata, sparita, perduta, svanita. Ho sistemato tutto, sgridato l’essere peloso senza troppa convinzione, rifatto il piatto al pargolo e abbiamo cenato.

Non ho cercato di contenermi, sarebbe stato inutile e avrei rischiato l’implosione o l’autocombustione, non ho fatto nessuno sforzo, ho solo evitato l’evitabile ed è stata una sorpresa.

Da qualche tempo Ruben ha preso a interessarsi ad una foto che ha fatto Leo durante il nostro viaggio in Ladakh, una foto del Buddha, bellissima, sembra un quadro.

Io gli ho spiegato chi è, lui mi dice “Mamma sorride” ed è vero. Allora io gli dico che è tranquillo, lui mette le manine una accanto all’altra e canta OMMM!

Mi fa morire dal ridere e quando fa le bizze spesso gli dico fare come Buddha, di essere tranquillo e lui spesso si calma.

Non lo so se è colpa di Buddha, del fatto che arrabbiarsi fa male e non risolve le cose o se a forza di dirlo a mio figlio ho imparato anche io qualcosa, ad ogni modo per adesso, mi godo questo stato di grazia.

Ho perso la mia rabbia e trovato la mia moltezza.

 

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little-rabbit

 

 

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