La tasca dei ricordi

 

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Mi ha sempre dato fastidio il modo di tenere il portafoglio di mia madre, i soldi stropicciati, gli spiccioli insieme alle monete di carta, montagne di scontrini, tessere a punti dei supermercati stipate alla rinfusa.

Stessa cosa per le sue giacche, se qualche volta mi capitava di prenderne una in prestito, nelle tasche potevo trovare di tutto, una pinza per capelli, una caramella mangiata a metà, le chiavi della macchina.

Io sono sempre stata una quasi maniaca dell’ordine, nei periodi più bui della mia dipendenza dividevo persino la biancheria per colore, non vivo senza la mia Molesquine che tengo sempre a portata di appunto  e  mi porto ovunque come la coperta di Linus, è la mia droga biologica.

Oggi sono uscita in fretta, senza rifare il letto, dovevo scegliere tra quello o pettinarmi i capelli, ho infilato uno dei due giacconi che metto sempre ultimamente e che sono diventati un’estensione della mia borsa, o meglio del mio zainetto.

Si perché ho da poco deciso di sostituire la mia borsa con uno zainetto in pelle, più comodo per correre dietro alla mia peste a due zampe, mi lascia le mani libere quando devo tenerlo in braccio e mi aiuta a distribuire il peso quando la mia schiena grida vendetta, ho sempre con me le cose importanti come il guscio di una lumaca e inoltre evito di dimenticarmi tutto su una panchina del parco quando devo fare uno scatto da centometrista.

Appena uscita di casa ho infilato una mano nella tasca del mio giaccone verde militare e ci ho trovato due gettoni di metallo delle giostre e un biscotto Ringo avvolto in fazzoletto di carta, ho frugato nell’altra e ci ho trovato una paletta di plastica rossa e un biglietto scaduto del tram.

Mi sono fermata per un attimo, investita da una marea calda di ricordi e di immagini, una marea di pensieri sui quali non avevo riflettuto abbastanza.

Ho cercato una parola per definire quello che c’era nella mia tasca, quella più adatta, perché io sono una precisa, quello che c’era nel portafoglio di mia madre, nelle sue tasche, nella sua borsa.

Disordine.

Eppure, oggi, quello che una volta avrei definito disordine lo chiamerei..

Amore.

 

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little-rabbit

 

 

 

 

 

 

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