Archivio mensile:dicembre 2016

E poi all’improvviso, ho perso la mia rabbia.

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Ad un certo un punto della storia Alice dice: Ho perso la mia moltezza, vero?

Io invece ho perso la mia rabbia. Non so bene quando sia successo, è stato all’improvviso un po’ come succede coi neonati quando da un momento all’altro ci vedono e so che chi ha bambini mi capirà.

Per un po’ di tempo il mondo gli appare come le foto con l’effetto t-shift di Instagram, sfocato. Poi un bel giorno passano alla versione #nofilter e arriva l’attimo in cui “vedono“, ti volti e lui/lei/loro ti stanno “guardando” con quell’espressione che dice: “Ah sei tu, eccoti qui” e da quel momento sai che qualsiasi cazzata farai, loro sapranno che sarai stato proprio tu a farla. Ed è così che accade, non ci sono avvisi o campanelli d’allarme, semplicemente accade. Stessa cosa per la mia capacità di arrabbiarmi, fino a pochi giorni fa ero capace di imbufalirmi ( e immaginate il bufalo quando sta caricare e fuma dal naso) per le cose più idiote o comuni nella vita di ogni giorno, capace di rimuginare per ore su qualcosa che era andato storto, di portarmi la rabbia in tasca come un sasso anche quando non  ricordavo più dove lo avessi raccolto quel sasso.

La vita spesso fa incazzare e io mi incazzavo, facilmente, semplicemente, stupidamente.

Poi, qualche sera fa è successa una cosa, una di quelle che a confronto il generale Massimo ne “Il Gladiatore” che urla ai suoi ” Scatenate l’Inferno” , mi faceva una pippa.

La tavola pronta apparecchiata per la cena, il figliolo lavato, imbavagliato e pronto nel suo seggiolone, il suo piattino amorevolmente composto con le verdurine al vapore, la carne grigliata e i ceci, tutto suddiviso nel piatto come un quadro dell’Arcimboldo , mi giro per prendere la sua forchettina, sento un colpo secco, il piattino da galleria d’arte vola in terra, sul pavimento lavato che profuma ancora di limone, cibo sparso ovunque, il gatto che scappa verso la porta finestra già consapevole che non gli basteranno le sue sette vite.

Ecco per una cosa del genere sarei esplosa come una bomba atomica, avrei ribaltato il palazzo dalle fondamenta e sicuramente appeso il gatto all’albero di Natale dopo averlo legato con le lucine a forma di pigna.

E invece, nulla.

La rabbia non è arrivata, sparita, perduta, svanita. Ho sistemato tutto, sgridato l’essere peloso senza troppa convinzione, rifatto il piatto al pargolo e abbiamo cenato.

Non ho cercato di contenermi, sarebbe stato inutile e avrei rischiato l’implosione o l’autocombustione, non ho fatto nessuno sforzo, ho solo evitato l’evitabile ed è stata una sorpresa.

Da qualche tempo Ruben ha preso a interessarsi ad una foto che ha fatto Leo durante il nostro viaggio in Ladakh, una foto del Buddha, bellissima, sembra un quadro.

Io gli ho spiegato chi è, lui mi dice “Mamma sorride” ed è vero. Allora io gli dico che è tranquillo, lui mette le manine una accanto all’altra e canta OMMM!

Mi fa morire dal ridere e quando fa le bizze spesso gli dico fare come Buddha, di essere tranquillo e lui spesso si calma.

Non lo so se è colpa di Buddha, del fatto che arrabbiarsi fa male e non risolve le cose o se a forza di dirlo a mio figlio ho imparato anche io qualcosa, ad ogni modo per adesso, mi godo questo stato di grazia.

Ho perso la mia rabbia e trovato la mia moltezza.

 

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little-rabbit

 

 

The Poket of memories

(This is the first time I write an article on my blog in English, I apologize for the mistakes or misunderstandings, it’s so hard writing something personal in another language so all suggestions and feedbacks are very welcome!)

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I always hated how my mother managed her portfolio, banknotes with coins, points card of the supermarket sales receipts all together in disorder.

When I took out one of her jackets, the same thing happened, in his pockets I could find so many things, a hair band, a half-eaten candy, car keys…

I’ve always been a too tidy person, sometimes in the past I shared the underwear and clothes by color, I was little bit crazy maybe.

I do not live without my diary where I write all I have to do, is like a drug for me, it’s like the Linus blanket and I use the Moleskine only.

Today I went out hurriedly, without arranging the bed or the house, I had to choose between doing this or comb my hair, I wore one of two jackets I always use, have become like a second bag for me.

Really I do not use more my bag, I bought a backpack more comfortable when I have to run after my son, without forgetting something important somewhere in the park when I get up suddenly.

Just left my house I put a hand into the pocket of my green jacket and I found inside two coins for the funfair, a biscuit wrapped in a handkerchief, a used bus ticket and a small toy for my son…

I stopped to think in the middle of the street, I felt a warm wind on me full of memories, I felt stupid and confused.

Suddenly I realized how wrong I was because in my mother wallet and pokets there was no disorganization, there was simply….LOVE.

 

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La tasca dei ricordi

 

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Mi ha sempre dato fastidio il modo di tenere il portafoglio di mia madre, i soldi stropicciati, gli spiccioli insieme alle monete di carta, montagne di scontrini, tessere a punti dei supermercati stipate alla rinfusa.

Stessa cosa per le sue giacche, se qualche volta mi capitava di prenderne una in prestito, nelle tasche potevo trovare di tutto, una pinza per capelli, una caramella mangiata a metà, le chiavi della macchina.

Io sono sempre stata una quasi maniaca dell’ordine, nei periodi più bui della mia dipendenza dividevo persino la biancheria per colore, non vivo senza la mia Molesquine che tengo sempre a portata di appunto  e  mi porto ovunque come la coperta di Linus, è la mia droga biologica.

Oggi sono uscita in fretta, senza rifare il letto, dovevo scegliere tra quello o pettinarmi i capelli, ho infilato uno dei due giacconi che metto sempre ultimamente e che sono diventati un’estensione della mia borsa, o meglio del mio zainetto.

Si perché ho da poco deciso di sostituire la mia borsa con uno zainetto in pelle, più comodo per correre dietro alla mia peste a due zampe, mi lascia le mani libere quando devo tenerlo in braccio e mi aiuta a distribuire il peso quando la mia schiena grida vendetta, ho sempre con me le cose importanti come il guscio di una lumaca e inoltre evito di dimenticarmi tutto su una panchina del parco quando devo fare uno scatto da centometrista.

Appena uscita di casa ho infilato una mano nella tasca del mio giaccone verde militare e ci ho trovato due gettoni di metallo delle giostre e un biscotto Ringo avvolto in fazzoletto di carta, ho frugato nell’altra e ci ho trovato una paletta di plastica rossa e un biglietto scaduto del tram.

Mi sono fermata per un attimo, investita da una marea calda di ricordi e di immagini, una marea di pensieri sui quali non avevo riflettuto abbastanza.

Ho cercato una parola per definire quello che c’era nella mia tasca, quella più adatta, perché io sono una precisa, quello che c’era nel portafoglio di mia madre, nelle sue tasche, nella sua borsa.

Disordine.

Eppure, oggi, quello che una volta avrei definito disordine lo chiamerei..

Amore.

 

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