Madri per procura, Padri per amore.

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Oggi ci andrò giù dura e se vi va bene mi fa piacere, altrimenti la porta di uscita la conoscete, levatevi dai piedi. Piove, ho sempre trovato la pioggia confortante, un momento di pausa obbligata, di tempo per riflettere, una volta la pioggia erano libri, candele, impacco ristrutturante ai capelli, pensieri da scrivere, la pioggia erano il cinema e la pizza con gli amici e poi finire la serata a casa di qualcuno parlando fino a tardi, era la coda fuori da un locale in Versilia con gli ombrelli e la sigaretta accesa.

Oggi la pioggia significa ore e ore di sessioni di gioco casalingo con Ruben, tentando di impegnarlo sempre con qualcosa di nuovo e nel frattempo mettere insieme la cena e tante altre cose. Ma Dio santo, è mio figlio, e il tempo con lui per quanto mi stanchi, è quello meglio speso della mia vita fino ad adesso. Come ho detto a mia madre che vive lontano da me, qualche giorno fa: “se volevo riposarmi non facevo un figlio”. Facciamo quasi tutto insieme, io e lui, mi stanca ma impara, è sveglio e indipendente, molto più di tanti altri bambini della sua età. Non penso mai che sia troppo piccolo per spiegargli qualcosa, non penso mai che vorrei che quella fatica la facesse qualcun altro, come  invece vorrebbero molte di quelle che io definisco “Madri per procura”, quelle del “faccio un figlio perché completa il mio colorato cerchio dell’ammmmore” e poi a crescerlo e spiegargli le cose speriamo che ci pensi qualcun altro.

Ho sentito frasi  ( qui chiamo in aiuto Rutger Hauer ) e “ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare”. Giovani mamme che mandano i figli al nido col cordone ombelicale ancora attaccato perché sai “a stare a casa tutto il giorno con lui/lei uscivo proprio di testa”, e che non sfruttano nemmeno il periodo di maternità concessa pur di tornare al lavoro e riprendersi la propria routine.

 Madri come D ( in caso tu leggessi il mio blog e ti riconoscessi e avessi qualcosa da ridire, sai dove abito, vieni pure che ti aspetto) che vive di fronte a me ed ha un bambino di appena un mese più piccolo del mio. D lavora in banca a due passi da casa, e diciamolo apertamente in banca il più delle volte ti gratti e ti smalti le unghie, lo so per esperienza diretta ( ci ho lavorato per anni).  Il suo bambino non parla, va bene che ognuno ha i suoi tempi, ma di bambini di 20 mesi che non dicono almeno la parola “mamma” io non ne conosco. Lui però è giustificato a non dire mamma perché in effetti non ne ha una. Lui vive dalla nonna paterna, che abita nello stesso porticato. D prende solo mezz’ora di pausa pranzo, e va mangiare dalla suocera, così non sporca nemmeno il piatto e  l’acconciatura a coda di cavallo le resta bella lucida e tesa. Prende solo mezz’ora di pausa per poter uscire alle 16:00, avete capito bene, alle 16:00 il suo sfibrante lavoro di impiegata bancaria di una filiale con tre impiegati, finisce. Ma lei non va a prendere suo figlio, ci mancherebbe, va a correre o in bicicletta ( a Natale le regalo un seggiolino per il figlio così magari scopre che lo può anche portare a far un giro qualche volta) e adesso si è pure iscritta in piscina che in inverno l’acqua calda fa bene al cervello ( non al suo in ogni caso).

Il figlio fa il suo pisolino pomeridiano dalla suocera, cena dalla suocera che tanto ormai è li non facciamolo spostare per nulla e D lo ritira solo all’ora di metterlo a letto per la notte. La scorsa estate quando il bambino aveva difficoltà ad addormentarsi era il padre a spingere il passeggino per un’ora sotto il mio terrazzo finché non crollava. D era a spalmarsi il doposole che andando in bicicletta ad Agosto alle 16:00 la pelle ne risente. Poi nel fine settimana D deve fare le pulizie di casa, anche se francamente non ho ancora capito chi la sporca, anche perché farle gli altri giorni invece di prepararsi per la prossima maratona di NY a cosa servirebbe? Ad avere almeno il sabato e la domenica per stare col figliolo? No tanto il sabato ci pensa il padre a portarlo la mattina in ludoteca e il pomeriggio in piscina dove lavora lui. Vi fa schifo? No? A me si. Io suo figlio lo vedo più di lei, gioca con il mio ed è spesso triste, strano, pauroso, disorientato.

Pensate che D sia un caso raro? No, ne conosco tantissime come lei. Io sono quella che figli non ne voleva, perché pur non sapendone niente, sapevo che erano una fatica. E quando mi dicevano che se tutti avessero pensato come me ci saremmo estinti, rispondevo che tutto sommato guardando come vanno le cose non sarebbe stata poi una grande perdita. Pensavo che i figli li avrebbero fatti le altre, magari quelle come D sempre perfettine, che a 8 anni avevano già fatto il tema sulla famiglia ideale e il magico cerchio dell’ammmmore. Ecco oggi penso che tutto sommato è meglio che lo abbia fatto io almeno un figlio. Io che non so nulla ma vivo di lui, io che sbaglio ogni giorno ma non direi mai “meno male che ad insegnargli a mangiare e a bere nel bicchiere ci hanno pensato al nido, sai che palle stare ogni giorno impazzire per farlo/a imparare.” Io che mi commuovo quando vedo più padri che madri occuparsi dei propri figli.

Padri come X, che abita un isolato dopo il mio e che incontro quasi ogni giorno, ha una bambina di circa due anni e la porta dappertutto, X  che a vederlo da solo senza di lei sembra uno a cui non daresti due spiccioli, ha i capelli lunghi, un aspetto scombinato, ma un sorriso fatto di sole. Ho visto X correre col passeggino tra i getti della fontana in estate solo per farla ridere, l’ho visto tenerla in collo mentre faceva la spesa, l’ho visto giocare a palla con lei nella grande piazza e una volta che abbiamo scambiato due chiacchere mi sono accorta che gli aveva messo le scarpine al contrario, abbiamo riso, gliele ha subito messe apposto, con infinito amore, le ha dato la merenda e mi sono chiesta quanto potesse essere difficile a volte per lui, gestire una bambina piccola, da solo, ma non importa, se per una volta ha sbagliato la destra con la sinistra, se la bambina aveva qualche briciola tra i capelli, o i pantaloni sporchi di fango, è la bambina più allegra, sveglia e felice di tutto il quartiere.

Perché questo è fare la mamma o il papà, stancarsi, sbagliare, dimenticarsi di tutto ma vivere per un loro sorriso. Tornare di corsa dal lavoro per poter stare con loro, fare fatica a lasciarli a qualcuno quando dobbiamo o quando abbiamo bisogno di ritagliarci un piccolo momento per noi, pur sapendo che non c’è nulla di male, ma sentendo sempre la loro mancanza.

Io non sono nessuno e non ho nulla da insegnare ma credo che ci siano troppe madri per procura e poche per amore. Troppe D e pochi X.

 

 

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8 pensieri su “Madri per procura, Padri per amore.

  1. Susanna

    La penso esattamente come te. È triste, ma ne vado tante anch’io di madri per procura, troppe. Molti non lo capiscono, ma facendo parecchi sacrifici ho deciso di non cercare un nuovo lavoro dopo la nascita del mio bimbo, perché volevo fare la mamma, e questo tempo speso a crescerlo è stato (ed è tuttora dopo tre anni) la cosa più sensata ed emozionante della mia vita, proprio come successe con il mio primo figlio. Tra poco dovrò tornare a lavorare, ma ti assicuro che non è una cosa che farò a cuor leggero. Farò una gran fatica a non poter essere lì con lui e per lui in ogni istante, e sono felicissima di avere avuto il privilegio di aver fatto solo la mamma per tutto questo tempo. Quando sento delle madri dire “finalmente torno al lavoro, torno a vivere”, io sinceramente non capisco se sono loro ad essere sbagliate oppure io.

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    1. Val Ilardo Autore articolo

      Grazie del tuo commento Susanna, io non credo che esista una lista di madri buone o cattive, a cui babbo Natale porta o meno i regali per come si sono comportate. Credo invece che oggi, la distinzione sia tra quelle che fanno le madri, facendo cose giuste e sbagliate e quelle che semplicemente non le fanno e non ho paura di dirlo. Questa società risente anche della mancanza di questo ruolo, così importante, necessario e dimenticato, messo da parte in favore di una rivalsa personale che non ha alcun senso. Anche io aspetterò che il mio bambino raggiunga l’età per la scuola materna, per rimettermi in moto, ma credimi, già so che mi mancherà essere presente in ogni sua nuova scoperta. Per adesso però, voglio esserci per lui in ogni attimo possibile e sono certa che sia questo a far crescere individui consapevoli e completi. Un abbraccio a te e ai tuoi piccoli.

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      1. Susanna

        La nostra società infatti risente moltissimo del ruolo delle madri così poco valorizzato. Ormai è considerato normale lasciare che siano altri a crescere i nostri bimbi, le tate, l’asilo nido o i nonni. Lo capisco da come mi guarda in modo strano la gente quando dico che al momento faccio la mamma. Restano allibiti perché pensano che non abbia voglia di lavorare, di rendermi indipendente, e che il tempo trascorso a crescere mio figlio non sia così importante. Fortunatamente non tutti la pensano così e mi ritrovo molto nei pensieri che lasci in queste pagine, almeno così non mi sento più un’aliena sul pianeta terra, guardata da molti in modo strano. Perché si, oggi è considerato strano voler accudire i propri cuccioli.

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      2. Val Ilardo Autore articolo

        Quando dico che faccio “la mamma” mi guardano come se dicessi che faccio l’astronauta, nemmeno indossassi la tutina azzurra dell’equipaggio di Star Trek. Hai ragione, non viene vista come una cosa normale, veniamo percepite come lavative o senza aspirazioni. Potrei aprire un blog solo per elencare le cose che mi sento dire ma preferisco riderci su e godermi la mia vita così come l’ho scelta. È bello anche per me sapere che quí nel paese delle meraviglie non sono sola col Bianconiglio 😊

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  2. silvia

    complimenti per l’articolo l’ho letto tutto d’un fiato …..ora che mi sono ripresa ti devo dire che hai centrato pienamente le caratteristiche della miriade di madri che oggi esiste per procura!
    mi presento, sono Silvia sono al nono mese di gravidanza aspetto il mio primo figlio alla soglia dei quasi 40 anni, tra pochi mesi…io ho mio vissuto, ho sempre voluto un figlio “veramente” perché ho sempre pensato non solo al completamento dell’amore che in fin dei conti per me lo è , la chiusura del famoso cerchio famiglia, ma anche e soprattutto ho voluto un figlio per l’immenso desiderio di mamma che ho dentro di me! il mio non è stato un percorso semplice, ma d’altra parte non tutte le ciambelle nascono con il buco…la mia ciambella non era inizialmente tale! successivamente, dopo alcune peripezie, sono rimasta incinta!
    nn so come sarò da mamma ovviamente non posso dirlo ora, manca esperienza e vita pratica, ma so dirti che per me sarà il mio gioiello più prezioso….lo è già adesso!
    stavo leggendo anche altri tuoi articoli molto carini mi iscrivo al tuo blog per condividere insieme altri momenti, se vuoi puoi fare lo stesso con il mio ti posto il link
    https://ilsalottodisilvia.wordpress.com
    un abbraccio ed a prestissimo
    Silvia

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    1. Val Ilardo Autore articolo

      Ciao Silvia, prima di tutto tantissimi auguri per la tua gravidanza e per l’imminente nascita, anche io sono diventata mamma con comodo diciamo 🙂 Ho avuto Ruben a 39 anni. Sono felice che l’articolo ti sia piaciuto e che tu abbia deciso di seguire il Bianconiglio. Sicuramente il Bianconiglio ricambierà la visita e verrà a prendere il tea nel tuo salotto, ci vediamo di la allora ^_^

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      1. silvia

        ti ringrazio per gli auguri sei veramente dolcissima…anche io ho 39 anni quindi alla stessa età 😉
        ti aspetto per un the nel mio salotto
        un abbraccio ed a presto

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