Bambini con la valigia

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Il rumore di quelle ruotine, la mattina sotto casa, è diventata un’abitudine.

I primi giorni nella nuova casa a Firenze, dopo anni passati in campagna, mi affacciavo, per vedere cosa producesse quel rumore, ora che lo so, mi limito a pensarci su.

E ci penso spesso.

Penso a questi bambini, nell’aria fresca delle prime ore del giorno, coi loro piccoli trolley colorati, illustrati coi i supereroi del momento, ripieni di libri pesanti, che trascinano svogliatamente, il peso del sapere, verso la loro scuola.

E’ un mondo strano il nostro, un mondo dove tutto è fast, touch , smart , dove tutto è volatile, digitale, virtuale, ma i nostri bambini vanno a scuola con la valigia, la stesse che useranno tra qualche anno, magari leggermente più grande, sicuramente senza supereroi, per andare all’aeroporto.

Dentro quelle valigia, noi mamme, infileremo le provviste del piccolo emigrante, barattoli di pesto o ragù, i biscotti della marca preferita, il pacchetto di caffè che all’estero costa troppo, confezioni di pasta e prodotti locali indispensabili, secondo noi, a non morire di inedia fino al prossimo incontro.

Non dico che se ne andranno tutti, ma molti lo faranno. Viviamo in un paese dove i treni sono sempre più cari e più veloci e le scuole sempre più vecchie e inadeguate.

Mi chiedo quante cose possa contenere una valigia, quanto spazio debba avere per infilarci dentro un sogno, perché i sogni si sa, non pesano molto, ma spesso sono grandi, hanno bisogno di spazio.

Ed è quello spazio che manca.

Molti di quelli che stanno partendo, cercano solo un po’ di spazio, per correre, uno spazio che non sia fatto di divieti e di costrizioni, un luogo dove poter tentare ciò che si ama e non soltanto ciò che si può.

Fare qualcosa, che amano, che li faccia vivere fino in fondo e non soltanto che in fondo, gli dia da vivere.

Io non l’ho ancora comprata quella valigia, non so se dovrò farlo, ma mi tengo pronta, perché quando mi chiedono, cosa mi piacerebbe che facesse mio figlio, in futuro, la mia risposta è sempre la stessa “Vorrei soltanto, che fosse felice”.

E troppo spesso ormai, la felicità, è altrove.

E’ dentro una valigia, che corre veloce sulle sue ruotine, dalla scuola dietro casa, fino all’aeroporto.

 

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