Dio, secondo me.

 

bissell-robert-lookoutsNon ho battezzato mio figlio, ve lo dico subito, così se volete smettere di leggere il mio blog, denunciarmi ai servizi sociali, o chiamare l’esorcista, siete liberi di agire secondo coscienza.

Comunque, mi hanno detto che a scuola me lo prendono lo stesso, basta che sia vaccinato.

Alcune persone quando lo scoprono (non che io lo tenga segreto) mi fanno domande di grande portata spirituale, come queste, ad esempio:

“Ma poi quando a scuola faranno il presepe, tu cosa gli dirai visto che a casa voi non lo fate?”

“Ma quando i suoi compagni di scuola faranno la comunione e il pranzo e gli compreranno il vestito nuovo e l’Iphone di ultima generazione, lui non ci resterà male?!”

“Ma quando a scuola faranno l’ora di religione lui cosa farà, andrà in un’altra stanza da solo?!”

Dunque, andando nell’ordine e lasciando i santi (degli altri) al loro posto.

Il presepe a scuola potrà farlo se ne avrà voglia e mi farà piacere spiegargli per bene cosa rappresenta, potrà divertirsi a sistemare casette, animaletti e personaggi biblici vari mentre a casa faremo l’albero e gli spiegherò anche la storia di quest’ultimo e perché, a mio parere, una cosa dovrebbe escludere l’altra, così, quantomeno per coerenza, visto che il secondo deriva da una tradizione pagana.

Quando i suoi compagni faranno una prova di festa di matrimonio per festeggiare in pompa magna l’arrivo di nostro signore nella loro vita, con doni profondamente religiosi come un Tablet o un Iphone, gli spiegherò che Dio non ha segnale lassù e che sicuramente non ha bisogno di un cellulare se volesse farci due parole, e ad ogni modo se vuole festeggiare qualcosa, possiamo farlo anche noi in maniera più sobria, come ho fatto quando ho sostituito la sua “festa di battesimo” con un bel “party di benvenuto in questo mondo”. Ecco possiamo festeggiare la vita e la gioia di esserci, se gli andrà.

A scuola, di questi tempi ormai sono tanti gli studenti che non fanno quella lezione (le scuole sono multietniche ormai) e se vorrà rimanere e ascoltare ne sarà libero, anche se preferirei che facessero “storia delle religioni” piuttosto che un’ora di catechismo.

Se, invece, a qualcuno interessasse seriamente, come la penso io su Dio, ecco, la penso esattamente così.

Dio esiste? E’ ovvio, innegabile, indiscutibile. Non è vecchio, giovane, uomo donna, non vive lassù o laggiù, a destra o a sinistra. Sono stata a 5000 metri sull’Himalaya in un monastero Buddhista e Dio c’era, ho riposato tra i freddi marmi di una chiesa cristiana di Roma e Dio c’era, ho camminato a piedi nudi sui tappeti ricamati a mano di una Moschea ad Istanbul e Dio c’era.  Era sempre lì ad aspettarmi, dappertutto, Dio era dovunque un uomo lo stesse cercando, ovunque stesse chiedendosi perché siamo qui.

Dio ci parla? Si, ininterrottamente, ogni giorno. Dio ci parla coi sorrisi dei bambini, coi tramonti, con la pioggia, con l’immensità del mare, col miracolo della vita, col mistero della morte. Dio per me, sono le lacrime ferme nella gola, sono i rimpianti, gli addii, la tristezza, la gioia, il perdono, l’amore, la rabbia,  l’odore del caffè la mattina, l’abbraccio di mio padre, i risvegli nella notte, la rugiada sulle foglie, la meraviglia della neve, le mani come carta stropicciata, dei vecchi. 

Dio è la vita stessa. Tutto quello che è dentro e tutto quello che è fuori. Dio è tutto quello che non puoi spiegare, sono le domande senza risposta e le risposte inaspettate. Dio è quando mi siedo da sola sulla spiaggia o passeggio in un bosco, quando arriva l’autunno, e improvvisamente mi commuovo, mi sento così piena da poter scoppiare in ogni attimo, quando capisco che tutto questo non è per caso ma non so trovare le parole. Penso che Dio sia dappertutto e che sia per tutti.

Penso che ci siano persone, moltissime persone che hanno bisogno di dargli un nome, di sapere dove abita, dove poter andare a fargli visita, penso che abbiano bisogno di metterlo in ordine, di sapere come gestire una cosa così grande, di avere degli intermediari tra loro e tutto questo, e io, lo capisco. Ho attraversato molte fasi, vissuto molte esperienze, tentato, fallito, rinunciato, studiato, letto decine di libri, su questo argomento.

Infine ho capito che la religione, è solo una grande casa con molte stanze, e Dio, le abita tutte. Non ho scelto e non sento più il bisogno di farlo. Ed è precisamente questa opportunità che ho deciso di regalare a mio figlio, quella di affrontare il suo viaggio senza bagaglio, tanto meno un bagaglio preparato da me o da altri, per lui. Spero che cammini sulla sua strada leggero e che trovi da solo, la sua rotta in questo mare.

 

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little-rabbit

 

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9 pensieri su “Dio, secondo me.

  1. Grazia Innocenti

    Ebbene sì, mi sono commossa leggendo… Questo bisogno di catalogare, ridurre, rinchiudere, dare regole scritte… Io credo in un Dio che è quello di ogni religione, con qualsiasi nome gli diano, perché è unico, in tutta la perfezione della vita, di queste cose meravigliose che ci circondano e che qualcuno non vede nemmeno, accontentandosi di esistere invece di vivere… E’ energia e amore, non certo mortificazione e violenza, è libertà e meraviglia… Non sarà facile, ma trovo che non decidere per lui lo lascerà libero di scegliere.

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  2. Luciano Valli

    Il battesimo si impone ai prori figli solo se si vuole tramandare le tradizioni e la cultura relgiosa d’origine: esempio se sono cattolico per ereditarietà ma anche consenso, farò battezzare mio figlio per seguire i dogmi della mia chiesa e la sua continuità nel tempo. Così ho spiegato ai miei figli battezzati comunicati e cresimati, ormai grandi e loro non mi hanno mai criticato per questo, anche se poi in chiesa non ci vanno e sono liberi di farlo. Come scriveva B. Pascal ‘Se vincete, vincete tutto, se perdete non perdete nulla. Scommettete, dunque, che Dio esiste, senza esitare.’ quindi per me valeva la pena scommettere anche sul battesimo cattolico. Ciao.

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    1. Val Ilardo Autore articolo

      Resto dell’idea che il percorso di ricerca del “divino” e di “Dio”, siano una cosa assolutamente personale e quindi solamente appannaggio del singolo individuo, in età della ragione. Detto questo, ho sempre avuto rispetto verso che battezza i propri figli come conseguenza di una sincera fede religiosa. Vedo invece, troppo spesso, dispensare questo importante “sacramento”, con leggerezza e malcelato conformismo. Più che la voglia di fare parte di un gruppo e non perdersi la festa che per coscienza. Lo vedo fare anche da genitori che magari non si sono sposati in chiesa e che non la frequentano affatto, che non hanno mai letto la Bibbia e non sanno realmente in cosa consista questo antico rito. Io invece, la Bibbia l’ho letto, per amor di conoscenza e mio figlio non l’ho battezzato, ma almeno io, so perché.

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  3. marina

    Condivido il tuo pensiero. Troppo spesso fede e religione si confondono. Ma io credo che la religione sia stata creata dagli uomini per una esigenza pratica di comunicare con Dio (o Forza o Vita. ..chiamata come vuoi) attraverso dei rituali. Ma come scrivi giustamente Dio è tutto in tutti e per comunicare basta usare tutta la propria anima tutto il proprio cuore e tutta la propria mente. Forse l’evoluzione dell’uomo sta proprio nel liberarsi da un’idea così antropomorfa di Dio, di un essere che punisce o fa prodigi. Cerca nelle piccole cose e vedrai l’universo intero

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  4. Francesca

    Non avrei trovato parole migliori per spiegare quello che è anche un mio pensiero quindi spero che non ti sentirai vittima di plagio se un giorno userò queste tue per spiegare alle mie figlie quando me lo chiederanno perché ho scelto di non battezzare.

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    1. Val Ilardo Autore articolo

      Cara Francesca, per tutti noi genitori che facciamo questa scelta, o meglio, che scegliamo non di non farla al posto loro, è difficile trovare parole giuste e se vorrai usare queste, per me sarà solo un grande onore 🙂

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