Archivio mensile:settembre 2016

Il piccolo ponte che fu

 

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Il bello di essere una mamma, e soltanto una mamma, a volte, è anche quello di fare incontri. Non sempre sono speciali, di rado interessanti, talvolta stressanti, ma ogni incontro per me, è una potenziale scoperta, una fonte di idee, di pensieri, di cose su cui riflettere prima e scrivere poi. Stamattina però, sono stata fortunata, ne ho fatto uno, di quelli che scaldano il cuore.

Ero al nostro parco, il nostro angolo verde nel cuore delle Cascine a Firenze, forse ormai un po’ è anche il vostro, visto che ve ne parlo tanto spesso. Eravamo vicino al laghetto a fare le bolle di sapone, le solite, vecchie, intramontabili bolle di sapone, che ho riscoperto essere la magia di ogni giorno di sole. C’era tanta gente come sempre, a correre, pedalare, camminare, pattinare, a prendere il fresco sotto gli alberi, ma nessun bambino a parte Ruben, nessuna mamma a parte me. Eravamo gli unici rappresentanti della nostra specie in quel momento.

Poi, da lontano, vedo arrivare una coppia di anziani, con un piccolino biondissimo per mano, vengono verso di noi e il biondino resta totalmente affascinato dalle bolle, le guarda, poi si guarda intorno, sorpreso di tutto quello spazio, sorpreso di essere “libero”. Di solito Ruben gioca volentieri da solo ma il biondino aveva la sua stessa età e si è creata una di quelle inspiegabili, improvvise alchimie, a tal punto che ha deciso di tirare fuori i suoi giocattoli dalla borsa a forma di maialino, che mi porto sempre appresso e condividerli col nuovo arrivato. Una cosa ben rara ultimamente.

Si sono messi a giocare così tranquilli e gioiosi che io, ho potuto sedermi su una delle panchine che circondano il laghetto, accanto alla coppia di nonni e dedicarmi al mio incontro. La Nonna del biondino ha cominciato subito con l’elencarmi tutte le disgrazie della famiglia, il perché oggi il bambino era affidato a loro, la fuga del padre del piccolo e tante altri spiacevoli accadimenti, che si ammassavano come sassi sulla mia schiena, facendomi pensare che si, le donne si lamentano sempre o quantomeno, troppo spesso.

Il Nonno del biondino invece stava in disparte, ma osservava, osservava tutto intorno rapito e io aspettavo solo che dicesse qualcosa, poi, finalmente, lo ha fatto. E all’improvviso avrei potuto stare ore ad ascoltarlo, a perdermi nei suoi ricordi gentili. Mi ha detto che gli sembrava così strano che non ci fossero bambini, che lui era nato e cresciuto in un quartiere dall’altra parte del fiume Arno, a due passi da questo parco e che allora, allora i bambini era dappertutto.  Perché non esistevano gli asili nido, qualcuno, forse, ma i bambini non ci andavano. I bambini stavano con le nonne e con le mamme, sempre. Lui al parco delle Cascine ci veniva con la nonna, le siepi erano più alte, mi diceva, e lui insieme agli amici ci giocava a nascondino, stavano sempre fuori, mi diceva, anche quando era inverno, se non pioveva. Il ponte di cemento che i fiorentini chiamano “La passerella” e che io attraverso col passeggino, una volta, non c’era, era solo un piccolo ponticello di legno, che l’alluvione del 1966 si portò via, insieme a tante cose, a tante vite. Si pagava un pedaggio a kg per attraversarlo, ma se si formavano dei piccoli gruppi, si pagava di meno, così la sua nonna metteva insieme tanti bambini che volevano attraversarlo per andare a giocare, e pagava solo le cento lire, per passare. Me la sono immaginata quella nonna fiorentina, con il grembiule sempre allacciato alla vita, che radunava i bambini per fare il peso e poi li accompagnava tutti a giocare, e le mamme che li chiamavano, quando era il momento di andare a mangiare. Meno male che oggi non si paga il pedaggio, oggi quella nonna non saprebbe dove trovarli i bambini, per fare il peso.

Sono spariti, dentro gli asili e le scuole materne, dove li fanno crescere in fretta. Sono affidati ad altri adulti che li tengono al caldo se fuori fa freddo e al fresco se fuori fa caldo. Eppure si ammalano lo stesso i nostri bambini, si ammalano spesso. E quando hanno un giorno di ferie, quando restano coi nonni che li portano al parco, in bicicletta, non sanno che fare di tutto quel tempo senza maestre e senza attività create apposta per loro. Sono come piccoli pappagalli smarriti, scappati dalla gabbia in cui sono cresciuti, bellissimi e pieni di colori, ma con ali che non sanno volare.

(La legge che istituisce gli asili nido veri e propri, in Italia, è del 1971, ed è la legge 1044/71, che definisce il nido come un “servizio sociale di interesse pubblico”.)

 

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C’è tempo da perdere

 

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Voglio andare al contrario, voglio fare il cavalluccio marino, mi sono sempre stati simpatici i cavallucci, perché loro se ne vanno bellamente nuotando all’indietro, mentre tutto il resto del regno animale voga in avanti.

E al cavalluccio nessuno gli dice niente, non è che han cercato di fargli cambiare idea, lui fa così e il mondo se ne è fatto una ragione. E voglio fare così anche io. Io il tempo, non voglio trovarlo, io il tempo ,voglio perderlo.

E’ da un po’ che ci penso in effetti, questo “tempo tiranno” questo tempo che tutti cercano dappertutto, questo tempo che poi, non è mai abbastanza.. “se avessi tempo” “il tempo è denaro” “chi ha tempo non aspetti  tempo”, “ogni cosa ha il suo tempo” “dai tempo al tempo” bla bla bla…insomma… Tempus Fugit!

E noi? Tutti dietro, come dei maratoneta disperati e sfiatati, perché  in questo tempo vogliamo infilarci un sacco di cose, troppe cose e per forza non è mai abbastanza, anche la borsa della spesa se la riempi troppo alla fine si rompe, e ti ritrovi li con le uova rotte attorno ai piedi che magari avevi pure le scarpe nuove.

Così io, ho deciso che il tempo non voglio più rincorrerlo e nemmeno cercarlo, che se ne vada dove gli pare, a me non interessa questo signore alto e magro, con l’orologio in mano, io voglio perderlo, dimenticarlo. Magari se la smetto di stargli appresso si offende, e magari è lui che viene a cercare me, magari si abbassa e si ingrassa, mette in tasca l’orologio e diventa paffuto e divertente. Chi lo sa?

Del resto, quando me ne sto a casa arrotolata sul divano, inbambolata dal fuoco nel camino con le caldarroste in mano, dov’è il tempo? Io non lo so, lui non sa dove sono io e mi lascia in pace.

Farò così, se funziona, vi faccio sapere.

 

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Ma vai a Dubai

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Mi sento un po’ : Vulvia di Corrado Guzzanti,  in questo momento, ma il fatto è che qualche sera fa, ho visto un servizio su SKY e adesso non posso fare a meno di dire…

MA LO SAPEVATE CHE…??!!

Si insomma lo sapete voi cosa fanno i Dubaiani (abitanti di Dubai)?! Tutto il giorno?!

Io no lo sapevo, ma ora si e lo dico pure a voi, gli abitanti di Dubai:

COSTRUISCONO!!

Ma non così tanto per fare, non ogni tanto, loro costruiscono SEMPRE, costruiscono di giorno, quando la temperatura massima raggiunge i 48 °C e costruiscono di notte quando si accendono tutte le luci che sembra Natale. Costruiscono cose che ci sono (aggiungono piani ai grattacieli) e cose che non ci sono ( altri grattacieli), cose che servono (centri commerciali) e cose che non servono (centri commerciali) ma soprattutto costruiscono ISOLE!

Si avete capito bene, isole, milioni di isole artificiali. Per farle grattano via la sabbia dal fondo del mare, un sacco di sabbia, ne serve tanta perché fanno un isola alla settimana. La tirano su, l’asciugano per bene e poi la ributtano in mare per farci l’isoletta nuova nuova.

Se vi sentite troppo adulti per fare i castelli di sabbia ma vi piacevano tanto, andate A Dubai che vi danno una paletta e vi trovano da fare pure a Voi!

Che poi questa sabbia laggiù sul fondo del mare, magari serviva a qualcuno, a qualcosa..magari qualche granchio ci è rimasto male…però diritti dei granchi a parte, se vi sentite abili costruttori o architetti in vena di pazzie, Dubai è il vostro luogo ideale.

Si potrebbe pensare che tante isole alla fine siano troppe, che magari poi stanno li a fare la muffa, ma no, non preoccupatevi, vanno a ruba!

Le fan su per venderle, non a me di certo, ne a Voi (o forse si?) ma ai ricconi di tutto il globo che non ne hanno mai abbastanza..

“Si pronto, salve, vorrei comprare un Isola”

“Certo nessun problema, come la vuole?”

“La vorrei a forma di orsacchiotto per festeggiare la nascita di mio figlio”

“ Perfetto, ne abbiamo sia per maschietti che per femminucce.”

E via così … quindi se non sapete cosa regalare alla Vostra dolce metà per Natale ecco Vi ho dato un idea!

 

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Vi presento Fata Ventosa..

 

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Ed eccoci qui, lettori, lettrici, passanti, curiosi o chiunque altro mi stia leggendo, in questo momento. Questo Blog parla di tutto, parla di me, della mia vita, del mio ruolo di mamma, ma soprattutto vorrei che parlasse della Me – Scrittrice. Questo blog come spiego nella colonna “About” nasce col desiderio di presentare le mie Favole, di farle camminare tra la gente, di far venire a qualcuno la voglia di seguirle, come ho fatto io col Bianconiglio.

Oggi vi parlerò di “Fata Ventosa nel Regno di Sottolefoglie” , il mio primo libro completo. Quando ho iniziato a scriverlo lavoravo ancora in banca e molte delle mie idee giacevano in un cassetto o sulla scrivania al lavoro, accanto al PC, sommerse da fogli di adesione per la sottoscrizione fondi o titoli o altri documenti altrettanto poco divertenti. Quell’estate col mio compagno andammo in Olanda, una delle tantissime volte in cui visitammo il paese del mio cuore. Nonostante fosse Agosto la temperatura era piacevolmente fresca e passeggiando in bicicletta nell’Amsterdam Bos, passai su un tappeto di foglie rosse e croccanti, foglie di un Autunno in anticipo, si rompevano e scoppiettavano sotto le ruote come pezzi di legna da ardere dentro il camino, sembrava quasi, che sussurrassero.

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Quell’immagine di sottobosco estivo incantato, quel crepitio, quel profumo di muschio, mi si infilarono dentro e poi, col tempo, iniziarono a parlarmi. Perché è così che scrivo le mie storie, in realtà, io non faccio altro che ascoltarle mentre loro stesse si raccontano e poi, le scrivo. Tornati a casa, nella nostra campagna toscana, in pochi mesi, scrissi questa favola e decisi per la prima volta di non farla addormentare in quel cassetto ma di provare a farla uscire,  lasciarla libera. La mia favola incontrò l’interesse della casa editrice Dante Alighieri di Roma, cosa per la quale mi ritengo molto fortunata e loro realizzarono una prima versione del mio libro, in formato digitale. Col tempo però decisi di riprendere in mano il mio libro e di creare una nuova versione più moderna, dove i disegni realizzati da un’amica e a mio parere bravissima disegnatrice (Virginia Covoni, la trovate qui: https://www.facebook.com/virginiartbyvirginiacovoni/?fref=ts) trovassero lo spazio che meritavano. Il mondo dell’editoria oggi non è facile, forse non lo è mai stato, io ancora lo conosco poco ma sono molto soddisfatta della nuova versione della mia favola. Ho anche partecipato ad un concorso indetto dall’associazione la Luce dell’Arte di Roma, nel quale mi sono classificata terza a livello italiano. Questo è giusto per raccontarvi qualcosa di più di questo mio primo libro che adesso vendo in maniera autonoma su Amazon, sia in versione Kindle (ebook) che in versione cartacea e ora disponibile anche in lingua inglese!!

Vi lascio un breve riassunto del libro, si tratta di una lettura adatta ai bambini, dai 5/6 anni in poi e ovviamente anche agli adulti. A seguire tutti i link per poterlo trovare in caso aveste voglia di cercarlo e leggerlo. Se decideste di seguire Fata Ventosa nel suo viaggio vi chiedo solo una piccola cortesia, dopo averlo letto, di lasciare una piccola recensione su Amazon, sincera, che sia buona o cattiva sarà comunque importante per me.

” Fata Ventosa è la più piccola delle sue numerose sorelle, come tutte loro ha una sua mansione: la sua è controllare e governare i venti. Un giorno però tutte le sue certezze cominciano a crollare e al loro posto spuntano dubbi e punti di domanda. Chi sono io? Qual è il mio posto nel mondo? Quello che faccio è davvero importante? La ricerca di risposte la porterà  a decidere di partire per un lungo viaggio. Sarà durante tale percorso che imparerà a conoscersi veramente, ritroverà cose che credeva smarrite e incontrerà personaggio fantastici che le insegneranno i segreti del vivere in armonia con se stessa e con il mondo.” ( A cura di Tiziana Marzano)

https://www.amazon.it/dp/B015JU3WW8

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Diversi da cosa?

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Ero al parco delle Cascine, giorni fa. E’ il nostro parco preferito, il nostro nascondiglio nel verde, accanto ai lungarni. In Settembre, in certe giornate fresche e piene di raggi di sole spezzati dalle foglie degli alberi, è di una tale bellezza, da farti pensare che lassù qualcuno c’è, che ogni tanto ha buone idee. All’interno del parco  c’è anche un’area giochi per i bambini, molto bella, creata in memoria del piccolo Nicholas Green, la cui vicenda in Italia fece molto scalpore e al quale il nostro paese ha dedicato molta attenzione, così tantissime zone sparse per tutta Italia, portano oggi il suo nome (https://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Green).

C’erano tanti bambini, e Ruben è stato subito attratto da uno di loro, lui ama i mondo, tutto il mondo, e il mondo ama lui. Solo dopo, avvicinandomi, ho notato che quel bambino in particolare, era un bambino speciale, dico speciale perché non saprei davvero che altra parola usare, perché dire diverso mi sembrerebbe sbagliato, dovrei trovare il termine di paragone, il qualcosa da cui era diverso, in un mondo in cui siamo tutti, diversi.  Perché la verità è che alla fine, come moltissime di noi mamme, di noi genitori, non sono preparata. Perché a parte quelli tra di noi che hanno studiato alcune patologie, quelli che svolgono lavori a contatto con persone affette da qualche tipo di handicap, tutti gli altri, me compresa non sanno come reagire. Non sappiamo se sorridere troppo, o troppo poco, se dire qualcosa o non dire niente, se fare qualche domanda o restare indifferenti, che anche far finta di niente del tutto, mi pare sbagliato. Insomma, si crea quel momento di gelo in cui non sai fare altro che tenere le mani in tasca per non gelarti le dita. Poi guardi quella mamma, la mamma del bambino speciale e vedi che è giovane, più giovane di te, vedi che aveva messo il suo bambino seduto nella casetta di plastica, quasi per proteggerlo, per difenderlo e forse un po’.. per nasconderlo. Pensi che a volte, essere diventata madre a quarantanni è un vantaggio. Non perché io sia più preparata, anzi forse sarei stata meno stanca, a volte, se avessi avuto un figlio a trentanni, non perché io sia più informata, perché per quanto si legga o si chieda, alla fine siamo tutti esploratori senza mappa, no, non per questo. E’ un vantaggio perché a quarantanni hai già affrontato più volte la vita, hai preso i suoi colpi e hai imparato ad incassare con grazia, hai capito che alla fine di molto poco importa e che “Il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è.” (cit. Buddha).

Così mentre sei ferma in quell’ impasse, avvolta nella tua nuvola di dubbi e domande, ti accorgi che tuo figlio e quel bambino stanno giocando, ridendo, godendo di quel sole in barba al mondo, a te e alla tua nuvola, e allora pensi, meno male che ci sono i bambini, quanto sanno più di noi, i bambini. E allora capisci che in fondo è facile, è come quando vai al parco e arrivata li, ti accorgi di aver dimenticato la borsa coi giocattoli a casa. Sei presa dal panico, non sai cosa fare e vorresti nasconderti anche tu nella casina di plastica, col tuo bambino, per non fargli vedere tutti i giochini che invece hanno gli altri, mentre lui, non li ha. E non sai come riempire quel vuoto, quella mancanza, ma subito qualche altra mamma ti dice di non preoccuparti, ci sono un sacco di giocattoli sul prato e sono per tutti, può giocare sereno anche con le cose dei loro figli e tu la prossima volta farai lo stesso. Alla fine non è molto “diverso”, basterebbe che noi mamme, in questi casi, ci avvicinassimo per offrire la nostra attenzione, per lasciar che i nostri bimbi giochino con loro, basterebbe stringerci e darci una mano a riempire quel vuoto, quella mancanza, quel qualcosa che è stato dimenticato, ma non a casa.

 

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La mia vita è una Cassapanca

 

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Sono sempre stata affascinata, dalle vite degli altri, io, mi sono sempre sentita, un passo indietro rispetto a loro.

Mi piace l’odore di quelle vite ordinate, sanno di buono a volte, come la stanza della mia nonna, anche se lei ora, non c’è più.

Sono vite che si somigliano, aggrappate in quel luogo da cui son partite, fatte di date, dei soliti amici, di approdi sicuri.

Sono come le vetrine, quelle vite. Ci sono tante cose, articoli nuovi, articoli vecchi, cose in promozione che sbrillucicano tutte, ci sono le luci che fanno guardare in quel punto, c’è la polvere se la commessa non ha pulito per bene, ci sono i prezzi e qualcosa che non è proprio al suo posto ma comunque, è tutto li, tutto davanti ai tuoi occhi.

La mia vita invece, è come una cassapanca in soffitta,devi aprirla se vuoi sapere,ti devi chinare e rovistare,devi fare fatica.

Dentro c’è un po’ di tutto, molto di ciò che serve, molto di ciò che per fortuna, non serve, ci sono sorprese, verità, domande.

Sono cose portate dal vento e il vento si sa, è distratto.

Il vento passa e si trascina dietro tutto, senza guardare, senza valutare, lui porta altrove e alla fine quando arriva in un luogo puoi solo fare un bel mucchio, metterlo dentro e portarlo lassù dove poi se ti va, puoi tornare a guardare.

Mi piacciono, le vite degli altri, penso che vorrei scriverle a volte, impararle e scoprire come si fa, a mettere quelle radici che quando tira il vento,non ti porta via.

 

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Tasto OFF

 

velveteen_rabbit_1300sfwPerché si che li ami, certo e tanto, magari qualche volta, pure troppo. Perché ovvio che l’hai voluta la bicicletta e ora, pedali, come mi ha detto un’anziana buona donna ieri, ma quanto buona poi, è da vedere. E io pedalo si, pedalo così tanto che mi son venute le chiappe di marmo cara signora, stia tranquilla. E perché quando ti chiama mamma 3555 volte, circa, durante l’arco di un solo giorno, magari le prime 3550 è anche dolce e piacevole e gratificante, però diciamolo forse le ultime 5 un tantino meno, qualche volta poi son come stilettate nella schiena stanca che brucia la sera. Perché l’amore non è totale abnegazione e non dovrebbe essere negazione e la verità è che il tempo per te non è diminuito o dimezzato, spesso è azzerato e santo Dio, qualunque Dio voi preghiate, mi ci gioco le chiappe di marmo che qualche volta lo avete cercato anche voi il tasto SPEGNITI!

Ora sparate pure, la croce rossa c’è l’ho già in fronte così prendete meglio la mira.

 

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